lunedì 17 giugno 2013

Siamo nati in Italì

Volevo scrivere un post sui nostri 7 giorni in vacanza, nella civilissima Inghilterra, tra il Kent e il Wiltshire, e delle rose di Portobello Road, visto che a detta di un Londoner. orgoglioso delle sue origini irlandesi, "London is not UK, London is London", della guida a sinistra, dei parcheggi park and ride pieni di ciclisti, di come sono belle le campagne inglesi nelle giornate di sole, e ventose. Dell'amore appena sbocciato tutto cuori ed insalata.

Insomma il solito temino da vacanze.
Quindi questa volta no.

La vacanza è stata bellissima e nuova, visto il terzo passeggero che funge da puntualissima sveglia alle 6.30 del mattino, ma sono rientrata con l'amaro in bocca.
Ho impiegato qualche giorno a realizzare a cosa esattamente fosse dovuto, provo a buttar lì qualche idea volante.

A me questa storia dell'estero piace tanto. Da buona italiana sono sicuramente affetta da esterofilia cronica, (chè poi vanno talmente dimmerda le cose qui, che ci vuol poco, ma sorvoliamo), mi piace viaggiare e conoscere tutti i costumi del luogo, mangiare le cose del posto, adattarmi agli orari del posto (compresa la cena alle 18), e guardo sempre con ammirazione la civiltà, con tolleranza le distorsioni.
Però l'Italia è un bel paese ed è sempre bello quando torni a casa, anche se ti ritrovi tra uomini medi (di media statura, media stazza, media cultura, media fede).
Ritorni e sei felice di tornare, ma poi trovi una nazione in cui le persone che escono fuori dal coro e fuori dalla media, partono, smettono di lottare, di scontrarsi con la medità e con la frustrazione di vedere i propri meriti o le proprie ambizioni puntualmente non riconosciute. Ritrovi insomma il contenitore, senza il suo bellissimo contenuto.


Una perenne diaspora, che porta le persone dal Sud al Nord, e dal Nord al Nord Europa, al Nord America e così via.
In questo modo, a 12 anni (mi avvio ai 13 compiuti) dalla partenza dalla mia isola vivo in una città che sento completamente mia, ma che, fatta eccezione di un gruppo sparuto di amici che si contano su due mani (e non esagero), si è svuotata di tutte quelle persone che per otto anni hanno fatto il mio mondo. 
E queste persone sono tutte all'estero, con pochissime possibilità di rientro. Un pò come le mie di ritornare nella mia terra.

Ok, avrò un sacco di porti franchi in cui riparare, volti amici da rivedere in varie parti del mondo, ma che te ne fai di una scatola di biscotti vuota quando non sei abituata a fare in casa i biscotti? Mia madre (negata in cucina) usa la vecchia scatola di latta dei biscotti al plasmon per contenere i lucidi e le spazzole per le scarpe... 

Così ho salutato una di queste persone, felice per la sua vita, ma con l'amarezza di essere da sempre in luoghi lontani, e di tornare a guardare un fondo di latta.

lunedì 22 aprile 2013

L'evoluzione della specie secondo Dielle

Sottotitolo: Darwin e la vita reale

A scanso di equivoci chiarisco subito che non ho alcuna pretesa di riformulare gli enunciati darwiniani, non ne sarei all'altezza e non ho abbastanza neuroni riposati per nemmeno pensarlo; ma trovo sorprendente come questo a me carissimo uomo abbia trovato LA legge che governa il mondo e l'andamento della vita reale.

E la scorsa settimana ne abbiamo avuto un esempio.

Dopo mesi di immobilismo politico [che onestamente ha sfrantecato abbastanza i pejotes giusto per essere un pò erudita] si è presentata l'occasione di dare non dico un colpo di reni (che sarebbe stato troppo) ma almeno un timido buffetto a chi si ostina a credere di non avere del tutto perso, ma nemmeno del tutto vinto le elezioni, di chi si ostina a sostenere che alla veneranda età di 73 anni può ancora offrire l'alternativa e sti cazzi andanti.

Insomma, Pierlu Mc Leod non dico che poteva finalmente tagliare la testa a Silvio il Kurgan, ma almeno sferrare un colpo timido alla sua autostima.
L'occasione era d'oro: sfruttare il lavoro di altri (leggasi quirinarie), lavoro che una volta tanto aveva sfornato un buon nome.
Rodotà, un pò come Ramirez avrebbe potuto essere l'anello di congiunzione con una parte politica con cui notoriamente NON ci si può parlare (io quando li vedo lì con quell' aria da bimbi presuntuosi e saputelli, c'ho il prurito alle mani c'ho), inoltre se andava male, bastava dare la colpa ai 48 mila cittadini che l'hanno votato e alla fazione che li ha appoggiati. Compresi i cecchini...

Insomma, Pierlu Mc Leod ha avuto occasione di effettuare un salto di qualità, sviluppare una qualche caratteristica amorfa e forse un pò bruttina ma che gli avrebbe salvato la vita.

Ora vi chiederete "e questo che c'entra con Darwin?"
Anche Darwin sembra perplesso ma ora ci arrivo
Uno degli esempi che mi è rimasto impresso sulla selezione naturale è quello delle giraffe.
In pochissime parole, tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, esistevano vari tipi di giraffe. C'erano quelle bellissime proporzionate, dalle dimensioni simili ad una zebra ma con il manto maculato, e quelle un pò deformi, avevano il collo più lungo e quando si incrociavano fra loro nascevano giraffoni con il collo ancora più lungo. Queste giraffone giganti venivano derise dalle altre giraffe: insomma erano sproporzionate, un vero scherzo della natura, non si erano mai visti colli così e bla bla bla. Queste giraffone ci soffrivano un pò per questa emarginazione, però, orgogliose della loro natura non pensarono mai di ricorrere ad un chirurgo estetico per farsi ridurre il collo e fare di tutto per assomigliare alle belle giraffe dal collo corto.
Un bel giorno arrivò un caldo micidiale, morirono tutti i piccoli alberi e sopravvissero solo quelli alti. E così le giraffone si fecero una gran risata e continuarono a mangiare le foglie degli alberi alti, mentre le giraffe dal collo corto si estinsero.

Ecco Pierlu, avresti dovuto studiare un pò di più biologia alle superiori e apprendere dalle giraffe.
A volte gli accrocchi un pò deformi, o le mosse che sembrano contro natura, potrebbero essere quelle che ti salvano dall'estinzione.

Credo che tu adesso abbia imparato la lezione, estinguendoti.
E la cosa brutta è che non si vedono delle giraffone all'orizzonte, ma solo degli orchi cattivi...

martedì 5 marzo 2013

Una settimana fa (storie di highlander e simili avventure da incubo)

Pierlu MacLeod vs il Kurgan Silvio (per l''occasione immagine stirata ad hoc...)
Una settimana fa, era un lunedì mattina, mi svegliai in forma, misi a letto il pargolo mi dedicai alla preparazione di due focacce con cime di rapa, salsiccia e provola affumicata.
Sarebbe stata una serata importante quella che stava per arrivare: avremmo assistito ad una sfida all'ultimo voto.

Si respirava un cauto ottimismo, sommerso da almeno 20 anni di delusioni, ed una leggera paura dell'arcinoto nemico, ma l'invito a cena era ilare e la compagnia buona, quindi come nei film horror la mia vita scorreva tranquilla, ignara della colonna sonora distorta e sincopata che faceva presagire niente di buono (tranne le focacce).

E infatti, alle 15.00, Mentana bussò alla porta senza istant poll ma con il primo cattivo presagio: il divario tra i due immortali  Pier Luigi MacLeod e Silvio il Kurgan non sarebbe stato così ampio.
Il quadro sembrò peggiorare alle prime proiezioni: mentre la pasta cuoceva in forno e Masia cercava di spiegare il termine intervallo di confidenza (senza successo), il Kurgan passò in vantaggio.
Una settimana fa, era un lunedì pomeriggio, la tv diventata un enorme stargate, mi catapultò in un incubo.

Dalla quale non sono ancora uscita.

A comedian turned activist

o più semplicemente un anarchico golpista senza amore di patria..



mercoledì 30 gennaio 2013

De invidia borlengis

Da mesi ormai sono stata costretta ad abbandonare questi lidi, non per mia volontà ma per eventi che hanno cambiato la mia condizione.

Qualche mese fa mi è stata diagnosticata un'acuta forma di invidia borlengis: trattasi di un'infermità psicosomatica ad altissima incidenza tra le giovani gestanti, residenti a Modena, che non siano state già sensibilizzate da toxoplasma gondii.

La mancata infezione con il toxoplasma costringe infatti a rinunciare a tutti gli alimenti crudi e a tutti i preparati che li contengono, compresi gli amati borlenghi, al fine di non contrarre l'infezione durante la gravidanza.
L'infezione da toxoplasma è dannosissima per il piccolo ospite ma la suddetta astinenza, con il passare dei mesi, può determinare la comparsa di questo disturbo psicosomatico.

Questi gli invalidanti sintomi che mi hanno colpito e contro i quali ho dovuto sottopormi ad alcune pratiche ascetiche al fine di evitare violenti raptus (in particolare verso il marito ingordo):
  • sciallorrea in presenza di chioschi con borlenghi o di menù con l'indicazione "borlenghi"
  • acuminazione della vista e dell'olfatto verso le persone con in mano un borlengo
  • rabbia e frustrazione verso i vicini che ne fanno consumo
  • ma anche depressione
  • senso di inadeguatezza e di inappetenza davanti all'ennesima tigella al prosciutto, cotto
  • tremore delle mani alla vista di un piatto con borlenghi
  • sudorazione
  • tic motori e fonatori 
(per questo motivo si pensa che l'invidia borlengis sia una patologia ancora oggi sottostimata in quanto erroneamente ascritta a sindrome di Tourette, per fortuna mi sono rivolta ad un valido specialista)
specialista in malattie rare e animali immaginari (e viceversa)

Come potrai immaginare questi sintomi mi hanno costretto ad una cura e all'astinenza forzata da luoghi atti alla produzione dei borlenghi e l'internato non ha favorito la ripresa alle mie abitudini.

Con letizia posso però confermarti che dal 02 dicembre, essendomi liberata del mio piccolo ospite, sto velocemente e parzialmente recuperando tutte le mie capacità psicofisiche e alimentari.

Posso considerare passato il peggio anche se al momento la mancanza di sonno causa nuovo piccolo uomo in casa, non favorisce comunque il mio recupero psicologico.
Unico consiglio per evitare la recidiva o il contagio: allontanarsi da Modena durante la gravidanza.

mercoledì 10 ottobre 2012

L'importanza del cromosoma Y

Ho dovuto aspettare un paio di giorni per poter scrivere con calma questo post.
Avevo bisogno che passasse la piena del fiume, che tutti gli improperi e le vanaglorie autoimpostemi dai miei vicini  fossero sopite dal mio silenzio, per poter ritornare sul mio tavolo da lavoro e buttare giù le poche righe sulla mia sensazionale scoperta:

signori, signore, LE MISURE NON CONTANO
La dimensione artistica





Non fraintendete, lo so che su molte/molti di voi si sta già disegnando un sorriso malizioso. Non mi riferisco assolutamente a dimensioni penine, e varie allusioni che potrebbero sollevare i tormentati ego maschili.

Vi parlerò invece di qualcosa di molto piccolo, di una dimensione non visibile al nostro occhio, quasi totalmente privo di ogni funzione, perfettamente innocuo nel 99% della sua potenzialità. 
Vi parlerò di qualcosa che potrebbe sembrare assolutamente INUTILE, ma che in realtà proprio dietro quell'1% cela un enorme POTENZA.

Signori, vi parlerò dell'importante cromosoma Y.

Il cromosoma Y è lungo solo un terzo del cromosoma X quindi la stragrande maggioranza dei geni del cromosoma X sono "indipendenti" ovvero non hanno un "omologo" nel suo cromosoma compagno Y. 
Fin qui niente di sensazionale, il cromosoma X è abituato a viaggiare da solo, anche nella donna, uno dei due normalmente si spegne (non vorremo mica che la donna diventi troppo potente sovvertendo tute le teorie creazionistiche sulla costola di adamo...).
Questo cromosoma non ha la classica forma ad x come ci immaginiamo i nostri cromosomi ma è un salsicciotto strozzato a due terzi della sua lunghezza.
Si stima che il cromosoma Y abbia solo 90 geni, contro il migliaio del cromosoma X, concentrati tutti in una regione, per cui la maggior parte del cromosoma è costituita da eterocromatina (un sostantivo elegante per definire un grosso groviglio di fili di DNA che non ha alcuna funzione genica).

Quindi in definitiva il cromosoma Y è piccolo, monco, e per di più è lì per circa 32 proteine.
Ti vien quasi da pensare: è inutile.

Ma no, miei cari, è un cromosoma fondamentale per chi ce l'ha. Ti fa diventare maschio.
E questo misero dettaglio mi ha portato alla luce della mia lampada verde, sopra le maioliche del mio bancone a riportare l'importante scoperta di questi giorni.

Il cromosoma Y ti dà poteri enormi. 
Innanzitutto non ti fa venire le mestruazioni 5 giorni alla settimana, una volta al mese, per circa 40 anni della tua vita, con un notevole risparmio di soldi alla Lines. Un uomo medio consumerà pannolini nei primi due anni di vita, e se arriva alla soglia degli 80 negli ultimi 10 di questa, quindi di fatto impatta meno sull'ambiente.

Altro vantaggio: ti rende sensibile ad un solo ormone, il testosterone. Il che non sempre è un bene, se troppo rischi di rimanere senza capelli, ma l'uomo per lo più se ne frega. Di certo non dovrà lottare con gli sbalzi a cui sono soggette le donne, non avrà i malditesta premestruo, non si commuoverà davanti ad un film comico solo perchè il giorno dopo sta per arrivare il ciclo. Non si sentirà gonfio perchè gli si è gonfiato il petto, ma solo perchè la birra con i fagioli al chili e cipolla con la carne salada continuano ad essere una combo pericolosa, che dopo una sosta in bagno è già passata.
Per non parlare della completa assenza di empatia verso qualsiasi manifestazione del mondo esterno. Come donna posso annoverare l'empatia tra i miei pregi come tra i miei difetti. Fastidio, sentire un moto di compassione ed immedesimazione nella sofferenza degli altri che ti fanno pensare più di 3 secondi alle reazioni dell'altro, frenando tutti gli istinti primordiali di preservazione della razza.

Ma soprattutto e dico, SOPRA A TUTTO, i pochi piccoli miseri geni del cromosoma Y fanno sì che tu possa lanciare sperma a caso, ingravidare le donne, ma poi non subire alcun problema da tutto questo.
L'uomo oltre a non vivere fisicamente la metamorfosi del corpo che si prepara a terminare la gestazione con un anguria dentro la pancia, e a doverla poi espellerla da un buco del diametro di un pompelmo, non ha la funzione spina del latte fresco a temperatura ideale di servizio (37°) a cui il nascituro fa ricorso ogni 3-4 ore, notte compresa, per almeno i primi 4 mesi di vita. Per questo motivo, l'uomo non è obbligato ad assentarsi da lavoro, ma va a lavoro lamentandosi anche della notte insonne perchè il giorno dopo non rende.
Se è coscenzioso prende qualche giorno dopo il parto, ma poi torna nel tranquillo ufficio.
Inoltre essendo praticamente privo di empatia, si preoccupa del sopperire ai bisogni primari della famiglia, pur rivendicando la sua autonomia come lavoratore, rientrando tardi da lavoro, o dalle partite con gli amici una volta a settimana.
Tutto questo rende l'uomo il sesso preferito da tutte le aziende. Che fanno di tutto per tenerti stretto.

La presenza dell'uomo infatti equilibra le dinamiche di un gineceo che potrebbe implodere nelle sue faide interne, senza soluzione di continuità, e soprattutto qualora la capa sia donna, l'uomo suscita tutto l'amore materno che la donna in carriera aveva seppellito (o non ha mai avuto).

Recenti studi osservazionali da me condotti mi hanno dimostrato che al di là del merito, sul quale non ho effettuato analisi approfondite in quanto non pertinenti con la ricerca e variabili estremamente sottoposte alla soggettività per essere parametrizzate, il sesso è un fattore determinante per la tua crescita e la carriera, non pone infatti freni al tuo avanzamento di ruolo, non limita il confronto con i capi e di fatto non congela la tua attività con la maternità.

Questi studi completano e avvalorano la mia teoria. Le dimensioni del cromosoma non contano, contano i suoi contenuti.

In Italia, al momento nascere maschi ti dà già qualche bonus in più. 
Io aspetto un figlio maschio, e oggi sto pensando che spero sappia mettere a frutto questi bonus.

venerdì 5 ottobre 2012

La sindrome di Dio

So bene di non avere le qualifiche scientifiche dei miei due coautori, tuttavia recentemente ho fatto una grossa scoperta scientifica.
Ho dovuto dedicare alla materia molti e gravosi studi e, in parte, possiamo giustificare la mia assenza da queste pagine in seguito all'impegno sostanzioso che la ricerca mi ha richiesto.
 
La  psicanalisi e la psicoterapia mi riconosceranno  la messa in evidenza di un nuovo disturbo della personalità, da me nominato "la sindrome di Dio". 

Questo disturbo, come il disturbo narcisistico della personalità è caratterizzato da una particolare percezione del Sé  che come nel disturbo narcisistico della personalità, può essere definito un Sé Grandioso. 

Nella "sindrome di Dio" a differenza del disturbo narcisistico della personalità  spesso caratterizzata  da una immagine interiore eccessivamente idealizzata,  si riscontra la totale e univoca identificazione del soggetto in Dio.
Poiché il soggetto crede fermamente di essere Dio, seguono una sorta di comportamenti a volte punitivi a volte caritatevoli tipico della divinità.
 
La diagnosi secondo il criterio  DSM IV richiede che almeno 5 dei seguenti sintomi siano presenti perché possa essere identificata quale patologia :

1) Il soggetto, in fase di ammirazione, tenderà ad affermare che possiede quello che possedete voi ma in misura esponenzialmente maggiore e migliore della vostra ( grazie al cazzo lui/ lei è Dio!)

2) Il soggetto, in fase critica, tenderà a sminuire le sue caratteristiche solo per accentuare quanto meno ne possediate voi ( " Non che io sia bravissimo/a però tu .... Non sono perfetto/a ma tu...Ho molto da imparare però tu... ecc. ecc).

3) L'individuo affetto crede di essere speciale, unico e qualora si trovi in relazione con persone che non riconoscono la sua unicità la rimproverano di avere atteggiamenti da divo che nella sua prospettiva è assolutamente inaccettabile essendo monoteista ( Non c'è altro Dio all'infuori di lui/ lei).

4)Il soggetto crede sempre di dover dare una sua opinione sulle cose, sugli eventi e sulle persone, soprattutto quando non richiesto ( in quanto Dio non ci sono cose che non sono di sua competenza). 

5)Tutto quello che fa è a beneficio o a discapito degli altri , ossia non ci sono cose che possano lasciare gli altri del tutto indifferenti, ed è quindi a disagio qualora non sia al centro dell'attenzione e la sua azione non sortisca l'effetto di deus ex machina della vicenda.

6) In alcuni casi il soggetto, dopo aver ficcanasato nelle questioni decide di astenersene, essendo lui/ lei Dio e quindi superiore per definizione, prova un repentino disinteresse per qualsiasi questione.

7) Quando non assecondato diviene iroso/a, rabbioso/a ed invidioso/a, ( Che Io (Dio) ti fulmini!).

8) Il soggetto è convinto che gli altri debbano soddisfare le sue aspettative e che debbano dedicare almeno un giorno alla settimana ( oppure un mese all'anno) alla sua celebrazione. 

9)Il soggetto si definisce indistintamente come un creativo oppure un artista. 

Nella letteratura.

L'identificazione di questo disturbo della personalità è stato particolarmente gravoso in quanto spesso i sintomi sono stati confusi con quelli della schizofrenia. 
Gli studi da me condotti, non sono ancora sufficientemente ampli per poter stabilire la percentuale di diffusione del disturbo, che tuttavia sembra piuttosto diffuso e che pare colpire maggiormente individui in età matura, senza distinzione di sesso. 
Recentissimi studi hanno concentrato l'attenzione su alcune classi professionali, come ad esempio,  i liberi professionisti nel campo della fotografia; non si escludono però altre categorie professionali.
Ne fu certamente affetto Pablo Picasso quando pronunziò la sua celebre frase " Credo di sapere cosa si prova ad essere Dio". 


martedì 25 settembre 2012

Summertime Blues (there ain't no cure for the)

From now on, I'm going to write my posts both in English and Italian. It's good practice, and I still have loads to learn.
(and yes, I'm cheating. Every now and then, I'm getting extra help. Thanks, Danielle).

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Too much time has passed since I wrote in my log. My crew tonight is on land, off duty.
They crowd all the harbor taverns, looking for rum, women and songs.
I'm alone on the ship, exept for the riflemen squad still on duty and for the ill lookout in the sick bay.
The warm waves keep me company this hot summer night, and I think about times past.
Was this a full summer? I'd say so.
I said goodbye to someone, and I got acquainted with someone else.
I found a new friend, and I lost an old one.
I played beer pong; I was shot in paintball; I went to an American barbecue. I saw fireworks on the Forth of July and Atlantic City casinos. I walked over the Brooklyn Bridge at sunset and through Times Square at midnight; I saw an aircraft carrier and the space shuttle. I witnessed a fight and subsequent police intervention. I saw drug smuggling. I went sailing; I went to horse races, to indie, rock, and rap concerts.
I saw a baseball game in a stadium, and went to pubs for football ones. I had Mexican food with Mexican people, Chinese food with Chinese people, Japanese with Japanese and American with Americans. I hosted drunk women in my home. I took some of them in from the street in front of my house, and walked some of them to theirs. I went to Gay Pride Day and Pirate Day.
I played my guitar and someone else’s. I talked about politics and religion. I explained Italy to those headed there and I had America explained by those who always lived here.
I walked a lot, swam even more, and danced more than I ever did in past years.
I smiled making love; I cried feeling lonely; I felt at home, and felt like a stranger.
I made Baltimore the city I've lived in for the longest time (after Modena).
I toasted with Lambrusco, with Rochefort 8, with Natty Boh and with Negroni.
I discovered new authors, new stories and new books to delve into.
I sacrificed mice and created new viruses. I managed to converse with my taciturn colleagues.
I fell in love. I got depressed. I was moved, and I was bored.
I lived.
I lived not as much as I could, but more than I believe I could.
I still have a long journey ahead.


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Dopo troppo tempo riprendo in mando il mio diario di bordo. La ciurma stanotte e' a terra, in liberta'. Affollano le taverne del porto, cercando rum e donne e canzoni.
Sulla nave sono solo, a parte la squadra di fucilieri di turno e la giovane vedetta malata in infermeria.
Mentre lo sciabordio delle onde calde della notte d'estate mi culla, riprendo quete pagine, pensando al tempo trascorso.
E' stata un'estate piena? Direi di si.
Ho perduto una persona, ne ho trovata un'altra.
Ho guadagnato un amico in piu', ho salutato un'amica in partenza.
Ho giocato a beer pong, mi hanno sparato al paintball, sono stato ad un american barbecue. Ho visto i fuochi del 4 luglio e i casino' di Atlantic City. Ho camminato sul Brooklyn Bridge al tramonto e per Times Square a mezzanotte,  dentro una portaerei e davanti allo Space Shuttle. Ho assisito ad una rissa e all'internvento della polizia. Ho visto un traffico di droga. Sono stato a navigare a vela, alle corse dei cavalli, a concerti indie e rock e rap. Ad una partita di baseball allo stadio e a partite di football nei pub. Ho mangiato messicano con messicani, cinese con cinesi, giappoense con giapponesi, americano con americani. Ho ospitato donne ubriache, ne ho raccolte svenute dalla strada davanti casa, ne ho accompagnate a casa altre. Sono stato al Gay Pride e al Giorno dei Pirati.
Ho suonato la mia chitarra e quella altrui, ho discusso di politica e di religione, ho spiegato l'Italia a chi doveva andarci e mi sono fatto spiegare l'America da chi ci sta da sempre.
Ho camminato tanto, ho nuotato di piu', ho ballato piu' di quanto avessi fatto gli anni passati.
Ho sorriso facendo l'amore, ho pianto sentendo la solitudine. Mi sono sentito a casa e mi sono sentito fuori posto.
Ho reso Baltimore la citta' in cui ho passato piu' tempo al mondo, dopo Modena.
Ho brindato con Lambrusco, con Rochefort 8, con Natty Boh e con Negroni.
Ho trovato nuovi autori da leggere, nuove storie da scoprire e nuovi libri in cui viaggiare.
Ho ucciso topi e creato virus, sono riuscito a chiacchierare con i miei colleghi silenziosi.
Mi sono innamorato, mi sono depresso, mi sono emozionato e mi sono annoiato.
Ho vissuto.
Meno di quanto avrei potuto, piu' di quanto pensavo di poter fare.
Il viaggio e' ancora lungo.