mercoledì 30 gennaio 2013

De invidia borlengis

Da mesi ormai sono stata costretta ad abbandonare questi lidi, non per mia volontà ma per eventi che hanno cambiato la mia condizione.

Qualche mese fa mi è stata diagnosticata un'acuta forma di invidia borlengis: trattasi di un'infermità psicosomatica ad altissima incidenza tra le giovani gestanti, residenti a Modena, che non siano state già sensibilizzate da toxoplasma gondii.

La mancata infezione con il toxoplasma costringe infatti a rinunciare a tutti gli alimenti crudi e a tutti i preparati che li contengono, compresi gli amati borlenghi, al fine di non contrarre l'infezione durante la gravidanza.
L'infezione da toxoplasma è dannosissima per il piccolo ospite ma la suddetta astinenza, con il passare dei mesi, può determinare la comparsa di questo disturbo psicosomatico.

Questi gli invalidanti sintomi che mi hanno colpito e contro i quali ho dovuto sottopormi ad alcune pratiche ascetiche al fine di evitare violenti raptus (in particolare verso il marito ingordo):
  • sciallorrea in presenza di chioschi con borlenghi o di menù con l'indicazione "borlenghi"
  • acuminazione della vista e dell'olfatto verso le persone con in mano un borlengo
  • rabbia e frustrazione verso i vicini che ne fanno consumo
  • ma anche depressione
  • senso di inadeguatezza e di inappetenza davanti all'ennesima tigella al prosciutto, cotto
  • tremore delle mani alla vista di un piatto con borlenghi
  • sudorazione
  • tic motori e fonatori 
(per questo motivo si pensa che l'invidia borlengis sia una patologia ancora oggi sottostimata in quanto erroneamente ascritta a sindrome di Tourette, per fortuna mi sono rivolta ad un valido specialista)
specialista in malattie rare e animali immaginari (e viceversa)

Come potrai immaginare questi sintomi mi hanno costretto ad una cura e all'astinenza forzata da luoghi atti alla produzione dei borlenghi e l'internato non ha favorito la ripresa alle mie abitudini.

Con letizia posso però confermarti che dal 02 dicembre, essendomi liberata del mio piccolo ospite, sto velocemente e parzialmente recuperando tutte le mie capacità psicofisiche e alimentari.

Posso considerare passato il peggio anche se al momento la mancanza di sonno causa nuovo piccolo uomo in casa, non favorisce comunque il mio recupero psicologico.
Unico consiglio per evitare la recidiva o il contagio: allontanarsi da Modena durante la gravidanza.

mercoledì 10 ottobre 2012

L'importanza del cromosoma Y

Ho dovuto aspettare un paio di giorni per poter scrivere con calma questo post.
Avevo bisogno che passasse la piena del fiume, che tutti gli improperi e le vanaglorie autoimpostemi dai miei vicini  fossero sopite dal mio silenzio, per poter ritornare sul mio tavolo da lavoro e buttare giù le poche righe sulla mia sensazionale scoperta:

signori, signore, LE MISURE NON CONTANO
La dimensione artistica





Non fraintendete, lo so che su molte/molti di voi si sta già disegnando un sorriso malizioso. Non mi riferisco assolutamente a dimensioni penine, e varie allusioni che potrebbero sollevare i tormentati ego maschili.

Vi parlerò invece di qualcosa di molto piccolo, di una dimensione non visibile al nostro occhio, quasi totalmente privo di ogni funzione, perfettamente innocuo nel 99% della sua potenzialità. 
Vi parlerò di qualcosa che potrebbe sembrare assolutamente INUTILE, ma che in realtà proprio dietro quell'1% cela un enorme POTENZA.

Signori, vi parlerò dell'importante cromosoma Y.

Il cromosoma Y è lungo solo un terzo del cromosoma X quindi la stragrande maggioranza dei geni del cromosoma X sono "indipendenti" ovvero non hanno un "omologo" nel suo cromosoma compagno Y. 
Fin qui niente di sensazionale, il cromosoma X è abituato a viaggiare da solo, anche nella donna, uno dei due normalmente si spegne (non vorremo mica che la donna diventi troppo potente sovvertendo tute le teorie creazionistiche sulla costola di adamo...).
Questo cromosoma non ha la classica forma ad x come ci immaginiamo i nostri cromosomi ma è un salsicciotto strozzato a due terzi della sua lunghezza.
Si stima che il cromosoma Y abbia solo 90 geni, contro il migliaio del cromosoma X, concentrati tutti in una regione, per cui la maggior parte del cromosoma è costituita da eterocromatina (un sostantivo elegante per definire un grosso groviglio di fili di DNA che non ha alcuna funzione genica).

Quindi in definitiva il cromosoma Y è piccolo, monco, e per di più è lì per circa 32 proteine.
Ti vien quasi da pensare: è inutile.

Ma no, miei cari, è un cromosoma fondamentale per chi ce l'ha. Ti fa diventare maschio.
E questo misero dettaglio mi ha portato alla luce della mia lampada verde, sopra le maioliche del mio bancone a riportare l'importante scoperta di questi giorni.

Il cromosoma Y ti dà poteri enormi. 
Innanzitutto non ti fa venire le mestruazioni 5 giorni alla settimana, una volta al mese, per circa 40 anni della tua vita, con un notevole risparmio di soldi alla Lines. Un uomo medio consumerà pannolini nei primi due anni di vita, e se arriva alla soglia degli 80 negli ultimi 10 di questa, quindi di fatto impatta meno sull'ambiente.

Altro vantaggio: ti rende sensibile ad un solo ormone, il testosterone. Il che non sempre è un bene, se troppo rischi di rimanere senza capelli, ma l'uomo per lo più se ne frega. Di certo non dovrà lottare con gli sbalzi a cui sono soggette le donne, non avrà i malditesta premestruo, non si commuoverà davanti ad un film comico solo perchè il giorno dopo sta per arrivare il ciclo. Non si sentirà gonfio perchè gli si è gonfiato il petto, ma solo perchè la birra con i fagioli al chili e cipolla con la carne salada continuano ad essere una combo pericolosa, che dopo una sosta in bagno è già passata.
Per non parlare della completa assenza di empatia verso qualsiasi manifestazione del mondo esterno. Come donna posso annoverare l'empatia tra i miei pregi come tra i miei difetti. Fastidio, sentire un moto di compassione ed immedesimazione nella sofferenza degli altri che ti fanno pensare più di 3 secondi alle reazioni dell'altro, frenando tutti gli istinti primordiali di preservazione della razza.

Ma soprattutto e dico, SOPRA A TUTTO, i pochi piccoli miseri geni del cromosoma Y fanno sì che tu possa lanciare sperma a caso, ingravidare le donne, ma poi non subire alcun problema da tutto questo.
L'uomo oltre a non vivere fisicamente la metamorfosi del corpo che si prepara a terminare la gestazione con un anguria dentro la pancia, e a doverla poi espellerla da un buco del diametro di un pompelmo, non ha la funzione spina del latte fresco a temperatura ideale di servizio (37°) a cui il nascituro fa ricorso ogni 3-4 ore, notte compresa, per almeno i primi 4 mesi di vita. Per questo motivo, l'uomo non è obbligato ad assentarsi da lavoro, ma va a lavoro lamentandosi anche della notte insonne perchè il giorno dopo non rende.
Se è coscenzioso prende qualche giorno dopo il parto, ma poi torna nel tranquillo ufficio.
Inoltre essendo praticamente privo di empatia, si preoccupa del sopperire ai bisogni primari della famiglia, pur rivendicando la sua autonomia come lavoratore, rientrando tardi da lavoro, o dalle partite con gli amici una volta a settimana.
Tutto questo rende l'uomo il sesso preferito da tutte le aziende. Che fanno di tutto per tenerti stretto.

La presenza dell'uomo infatti equilibra le dinamiche di un gineceo che potrebbe implodere nelle sue faide interne, senza soluzione di continuità, e soprattutto qualora la capa sia donna, l'uomo suscita tutto l'amore materno che la donna in carriera aveva seppellito (o non ha mai avuto).

Recenti studi osservazionali da me condotti mi hanno dimostrato che al di là del merito, sul quale non ho effettuato analisi approfondite in quanto non pertinenti con la ricerca e variabili estremamente sottoposte alla soggettività per essere parametrizzate, il sesso è un fattore determinante per la tua crescita e la carriera, non pone infatti freni al tuo avanzamento di ruolo, non limita il confronto con i capi e di fatto non congela la tua attività con la maternità.

Questi studi completano e avvalorano la mia teoria. Le dimensioni del cromosoma non contano, contano i suoi contenuti.

In Italia, al momento nascere maschi ti dà già qualche bonus in più. 
Io aspetto un figlio maschio, e oggi sto pensando che spero sappia mettere a frutto questi bonus.

venerdì 5 ottobre 2012

La sindrome di Dio

So bene di non avere le qualifiche scientifiche dei miei due coautori, tuttavia recentemente ho fatto una grossa scoperta scientifica.
Ho dovuto dedicare alla materia molti e gravosi studi e, in parte, possiamo giustificare la mia assenza da queste pagine in seguito all'impegno sostanzioso che la ricerca mi ha richiesto.
 
La  psicanalisi e la psicoterapia mi riconosceranno  la messa in evidenza di un nuovo disturbo della personalità, da me nominato "la sindrome di Dio". 

Questo disturbo, come il disturbo narcisistico della personalità è caratterizzato da una particolare percezione del Sé  che come nel disturbo narcisistico della personalità, può essere definito un Sé Grandioso. 

Nella "sindrome di Dio" a differenza del disturbo narcisistico della personalità  spesso caratterizzata  da una immagine interiore eccessivamente idealizzata,  si riscontra la totale e univoca identificazione del soggetto in Dio.
Poiché il soggetto crede fermamente di essere Dio, seguono una sorta di comportamenti a volte punitivi a volte caritatevoli tipico della divinità.
 
La diagnosi secondo il criterio  DSM IV richiede che almeno 5 dei seguenti sintomi siano presenti perché possa essere identificata quale patologia :

1) Il soggetto, in fase di ammirazione, tenderà ad affermare che possiede quello che possedete voi ma in misura esponenzialmente maggiore e migliore della vostra ( grazie al cazzo lui/ lei è Dio!)

2) Il soggetto, in fase critica, tenderà a sminuire le sue caratteristiche solo per accentuare quanto meno ne possediate voi ( " Non che io sia bravissimo/a però tu .... Non sono perfetto/a ma tu...Ho molto da imparare però tu... ecc. ecc).

3) L'individuo affetto crede di essere speciale, unico e qualora si trovi in relazione con persone che non riconoscono la sua unicità la rimproverano di avere atteggiamenti da divo che nella sua prospettiva è assolutamente inaccettabile essendo monoteista ( Non c'è altro Dio all'infuori di lui/ lei).

4)Il soggetto crede sempre di dover dare una sua opinione sulle cose, sugli eventi e sulle persone, soprattutto quando non richiesto ( in quanto Dio non ci sono cose che non sono di sua competenza). 

5)Tutto quello che fa è a beneficio o a discapito degli altri , ossia non ci sono cose che possano lasciare gli altri del tutto indifferenti, ed è quindi a disagio qualora non sia al centro dell'attenzione e la sua azione non sortisca l'effetto di deus ex machina della vicenda.

6) In alcuni casi il soggetto, dopo aver ficcanasato nelle questioni decide di astenersene, essendo lui/ lei Dio e quindi superiore per definizione, prova un repentino disinteresse per qualsiasi questione.

7) Quando non assecondato diviene iroso/a, rabbioso/a ed invidioso/a, ( Che Io (Dio) ti fulmini!).

8) Il soggetto è convinto che gli altri debbano soddisfare le sue aspettative e che debbano dedicare almeno un giorno alla settimana ( oppure un mese all'anno) alla sua celebrazione. 

9)Il soggetto si definisce indistintamente come un creativo oppure un artista. 

Nella letteratura.

L'identificazione di questo disturbo della personalità è stato particolarmente gravoso in quanto spesso i sintomi sono stati confusi con quelli della schizofrenia. 
Gli studi da me condotti, non sono ancora sufficientemente ampli per poter stabilire la percentuale di diffusione del disturbo, che tuttavia sembra piuttosto diffuso e che pare colpire maggiormente individui in età matura, senza distinzione di sesso. 
Recentissimi studi hanno concentrato l'attenzione su alcune classi professionali, come ad esempio,  i liberi professionisti nel campo della fotografia; non si escludono però altre categorie professionali.
Ne fu certamente affetto Pablo Picasso quando pronunziò la sua celebre frase " Credo di sapere cosa si prova ad essere Dio". 


martedì 25 settembre 2012

Summertime Blues (there ain't no cure for the)

From now on, I'm going to write my posts both in English and Italian. It's good practice, and I still have loads to learn.
(and yes, I'm cheating. Every now and then, I'm getting extra help. Thanks, Danielle).

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Too much time has passed since I wrote in my log. My crew tonight is on land, off duty.
They crowd all the harbor taverns, looking for rum, women and songs.
I'm alone on the ship, exept for the riflemen squad still on duty and for the ill lookout in the sick bay.
The warm waves keep me company this hot summer night, and I think about times past.
Was this a full summer? I'd say so.
I said goodbye to someone, and I got acquainted with someone else.
I found a new friend, and I lost an old one.
I played beer pong; I was shot in paintball; I went to an American barbecue. I saw fireworks on the Forth of July and Atlantic City casinos. I walked over the Brooklyn Bridge at sunset and through Times Square at midnight; I saw an aircraft carrier and the space shuttle. I witnessed a fight and subsequent police intervention. I saw drug smuggling. I went sailing; I went to horse races, to indie, rock, and rap concerts.
I saw a baseball game in a stadium, and went to pubs for football ones. I had Mexican food with Mexican people, Chinese food with Chinese people, Japanese with Japanese and American with Americans. I hosted drunk women in my home. I took some of them in from the street in front of my house, and walked some of them to theirs. I went to Gay Pride Day and Pirate Day.
I played my guitar and someone else’s. I talked about politics and religion. I explained Italy to those headed there and I had America explained by those who always lived here.
I walked a lot, swam even more, and danced more than I ever did in past years.
I smiled making love; I cried feeling lonely; I felt at home, and felt like a stranger.
I made Baltimore the city I've lived in for the longest time (after Modena).
I toasted with Lambrusco, with Rochefort 8, with Natty Boh and with Negroni.
I discovered new authors, new stories and new books to delve into.
I sacrificed mice and created new viruses. I managed to converse with my taciturn colleagues.
I fell in love. I got depressed. I was moved, and I was bored.
I lived.
I lived not as much as I could, but more than I believe I could.
I still have a long journey ahead.


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Dopo troppo tempo riprendo in mando il mio diario di bordo. La ciurma stanotte e' a terra, in liberta'. Affollano le taverne del porto, cercando rum e donne e canzoni.
Sulla nave sono solo, a parte la squadra di fucilieri di turno e la giovane vedetta malata in infermeria.
Mentre lo sciabordio delle onde calde della notte d'estate mi culla, riprendo quete pagine, pensando al tempo trascorso.
E' stata un'estate piena? Direi di si.
Ho perduto una persona, ne ho trovata un'altra.
Ho guadagnato un amico in piu', ho salutato un'amica in partenza.
Ho giocato a beer pong, mi hanno sparato al paintball, sono stato ad un american barbecue. Ho visto i fuochi del 4 luglio e i casino' di Atlantic City. Ho camminato sul Brooklyn Bridge al tramonto e per Times Square a mezzanotte,  dentro una portaerei e davanti allo Space Shuttle. Ho assisito ad una rissa e all'internvento della polizia. Ho visto un traffico di droga. Sono stato a navigare a vela, alle corse dei cavalli, a concerti indie e rock e rap. Ad una partita di baseball allo stadio e a partite di football nei pub. Ho mangiato messicano con messicani, cinese con cinesi, giappoense con giapponesi, americano con americani. Ho ospitato donne ubriache, ne ho raccolte svenute dalla strada davanti casa, ne ho accompagnate a casa altre. Sono stato al Gay Pride e al Giorno dei Pirati.
Ho suonato la mia chitarra e quella altrui, ho discusso di politica e di religione, ho spiegato l'Italia a chi doveva andarci e mi sono fatto spiegare l'America da chi ci sta da sempre.
Ho camminato tanto, ho nuotato di piu', ho ballato piu' di quanto avessi fatto gli anni passati.
Ho sorriso facendo l'amore, ho pianto sentendo la solitudine. Mi sono sentito a casa e mi sono sentito fuori posto.
Ho reso Baltimore la citta' in cui ho passato piu' tempo al mondo, dopo Modena.
Ho brindato con Lambrusco, con Rochefort 8, con Natty Boh e con Negroni.
Ho trovato nuovi autori da leggere, nuove storie da scoprire e nuovi libri in cui viaggiare.
Ho ucciso topi e creato virus, sono riuscito a chiacchierare con i miei colleghi silenziosi.
Mi sono innamorato, mi sono depresso, mi sono emozionato e mi sono annoiato.
Ho vissuto.
Meno di quanto avrei potuto, piu' di quanto pensavo di poter fare.
Il viaggio e' ancora lungo.


domenica 19 agosto 2012

Tema: le tue vacanze estive

Sottotitolo: non mi vedete ma io ci sento benissimo.
E finalmente sono arrivate le vacanze.
L'incubatore mobile che mi porta in giro da 5 mesi mi ha portato per la prima volta, da quando ho una mezza coscienza, nella sua terra natìa (la prima non ero che un grumo di cellule).
Queste le cose più importanti che ricordo. 
Ho fatto il primo bagno in mare. è come sentirsi dentro una lavatrice, senti il rumore delle onde e dei pesci ma la voce della donna e dell'uomo che l'accompagna non si sentono quasi per niente. è bellissimo finalmente posso rilassarmi un pò. quando esco scalcio nella speranza che si rituffi, ma il più delle volte resto al caldo con quella luce fortissima. Il mare comunque mi piace.
Ho conosciuto i nonni. Credo siano un pò sordi. Parlano forte. Che avranno da urlare anche loro? E poi, che si diranno? Parlano una lingua strana, familiare sí (l'incubatrice la usa spesso), ma tono e velocità sono un pò diversi. Li sento ma non li capisco. L'incubatrice il più delle volte dopo 20 minuti con i nonni inizia ad innervosirsi. Dopo poco si allontana. Le mie orecchie nuove, ovviamente, ringraziano. 
Ho sentito per la prima volta alcuni gusti nuovi. Ad esempio una volta di mattina siamo andati da qualche parte. Io avevo fame. Dopo poco è arrivata una cosa fredda, dolce, acquosa come il ghiaccio ma cremosa seguita da qualcosa di caldo con un forte odore di vaniglia..l'incubatrice mugolava di gusto ma poi si è lamentata fino all'ora pranzo che non aveva ancora fame. Però a me è piaciuta questa colazione estiva. 
Quel giorno comunque non mi ha portato al mare. Per ripicca ho iniziato a premere nel basso ventre cosí le si sono gonfiati i piedi. Giusto per farle capire chi comanda! 
Infine ho scoperto in questa vacanza, che il posto dove siamo è pieno di gente che ama il contatto fisico. E con il caldo non è un granchè: io resto immobile e non mi faccio sentire, si sa mai che pensino sia un gesto di simpatia. Però il piú delle volte è l'incubatrice e l'uomo che l'accompagna a toccarmi. Li riconosco dal tatto. Ma anche con loro non so se c'è da fidarsi...

edit 20/09/2012: sarà stato questo post a fare andare in crash il sito?

mercoledì 1 agosto 2012

Ti ho mai detto che sono stato colpito da un fulmine 7 volte?

Mi piace stare in cucina, potrei fermarmi qui, ed invece scriverò un bel post lungo così per tediarvi un pò. Mi piace cucinare per qualcuno, muovermi al ritmo del soffritto per preparare qualcosa di buono. Ma non perchè sia buono in sè; non sono mai stata un'esteta. Mi piace guardare la persona, o le persone, al primo assaggio: guardare le loro espressioni, di stupore, di quella breve istantanea estasi che provi solo al primo boccone, e in cui tutti sono disarmati. E da lì che sai davvero come è andata. Alcuni dei momenti in cui mi sono sentita in "famiglia" anche a 1400 km dai genitori, li ho passati in cucina. Per me cucinare rappresenta, il modello di laboratorio della vita reale, con i suoi vantaggi (la riproducibilità, i costi contenuti, la semplicità) e i suoi svantaggi (è un modello, quindi è semplificato, non ha tutte le variabili/imprevisti della realtà). E come in laboratorio, io sperimento ed imparo. Un giorno vorrei diventare come il nonno in "un tocco di zenzero": se non l'avete mai visto il film completo, merita, merita davvero, come Chocolat e Julie&Julia giusto per citarvene un paio]. Devo ammettere però che nel frattempo più che il nonno di Fanis, io al momento assomiglio più al compagno di stanza di Benjamin Button: sono una scampata alla morte certa (se non altro per vergogna) almeno un paio di volte.
La prima, memorabile, ha a che fare con la mozzarella. Si quella fresca e burrosa che in estate c'è sempre in frigo. Anche nel frigo di chi non cucina MAI, insieme all'immancabile parmiggiano e ai funghi sott'olio. Quella che ho usato per condire una buonissima pasta fredda, improvvisata, a casa di amici, non sapendo che la morosaincinta dell'amicodeimieiamici non solo è vegetariana ma rifiuta anche il formaggio non prodotto con caglio vegetale. Visto che la sudetta era appunto nu poco poco morosaincinta e quindi vittima degli ormoni ha piantato al moroso una filippica con tanto di bestemmione perchè avrebbe dovuto "controllare quello che stavo facendo". Loro sono andati via un pò guasti ed io sono rimasta basita. Mi sentivo come un enorme panetto di burro strisciante preso a calci.

La seconda, destinata a passare alla storia, sarà quella che posso intitolare "un tocco di curry".
Da circa 3 anni ci frequentiamo, senza affanni, con una coppia di coetanei che abbiamo conosciuto al corso prematrimoniale. Dopo mesi di promesse di incontro mai mantenute, decidiamo di vederci a cena. Un lunedì. Il sabato prima lo passo a decidere il menù, la domenica vado a fare la spesa e inizio a preparare quello che posso (i panini al papavero, la base per la torta di frutta etc..) e mi tengo il piatto forte per il giorno dopo: pollo al curry con sformati di riso basmati. Lunedì pomeriggio alle 18 mi cade la penna, scatto dall'ufficio e torno a casa, dove il Fido Fabio, mio cognato, mi attendeva con la sua stellina da aiuto cuoco conquistata per l'occasione. Ci mettiamo di buona lena a cucinare e per le 20.15 era tutto pronto. Arrivano gli ospiti, ci accomodiamo, e orgogliosa porto a tavola i piatti. Il primo boccone. Espressione di stupore. Fioccano i complimenti, seguiti da un raschietto alla gola "però è bello piccante". In quel momento lo sgardo di terrore negli occhi di Fido Fabio (di cui è nota l'intolleranza al peperoncino in famiglia): "ma siamo certi che non ci sia peperoncino?". Ripreso il pacchetto comperato al negozio indiano la triste realtà: contiene "chili pepper". A Fabio non restò che mangiare il riso basmati in bianco, il panino al papavero qualche tartina caprese, la torta. Io invece sono rimasta tutta la sera con un enorme freccia al neon puntata sulla mia testa con la scritta "scema". 

Mi domando: perchè in questi casi non si può attivare la funzione "botola magica a scomparsa"?
Spero che io non debba arrivare a 7 sciagure simili per capire il senso della vita, come il vecchietto amico di Benjamin.

domenica 29 luglio 2012

vite parallele

Lei: si sveglia, prepara la colazione e nel frattempo pensa al pranzo da portarsi dietro. Va a lavoro. Dopo 8 ore corre fuori dall'ufficio, va a fare la spesa, passa dal bancomat. Arriva a casa, svuota le borse, prepara la cena. Toglie dai fili i panni stesi mentre parla con la madre al telefono.
Mangia, sparecchia, prepara l'asse da stiro. Stira guardando un vecchio film. Lascia i mucchi caldi e vaporosi su una sedia, si siede sulla poltrona, manda qualche sms per organizzare la serata del giorno dopo. Perde, inevitabilmente, il finale del vecchio film.

Lei: si sveglia. Fa colazione e inizia a pensare a cosa cucinare per pranzo. Guarda il meteo. Farà caldo. Decide per un insalata di riso. Lava i piatti della sera prima e va a fare la doccia. Esce, gira due o tre supermercati per trovare il prodotto piú conveniente. Torna a casa, mette a posto la spesa. Il riso abbonda nella bocca degli sciocchi ma l'insalata di riso in fondo non è mai abbastanza. E' ora di pranzo, mangia al volo e va in palestra, tornerà affamata ma contenta di avere la sua insalata di riso pronta da mangiare davanti alla tv.

Lei: si sveglia, fa colazione per riappacificarsi con il mondo. Fa la doccia e pensa a cosa indossare, sarà una giornata lunga per un assistente, ma ha tutto pronto. E' tutto organizzato. Esce di casa, prende un giornale al volo e si fionda in metropolitana. 6 ore fuori casa ma almeno altre 4 da lavorare davanti al pc, profezia avverata. Torna a casa. Indossa felpa e impermeabile. Corre per un'ora come se non ci fosse un domani, la stanchezza le fa ricordare di non avere ancora mangiato. Dopo una bella doccia, mangia anche se non ha molta voglia e poi davanti al computer.

Lei: perchè svegliarsi la mattina presto? Svegliarsi tardi non le preclude di andare al mare, magari mangiare una granita e una brioche che da sole sono come un pranzo. Nel pomeriggio ha un appuntamento dall'estetista, deve rinnovare la ceretta, manicure e pedicure. Deve essere pronta per la serata con invito. Finisce dall'estetista che è già ora di aperitivo, si vede con le amiche, decideranno cosa mettere la sera. Torna a casa, mangia qualcosa di buono fatto da mamma. Si prepara. Non si sente proprio il massimo oggi, eppure come rinunciare all'invito E' ora di andare fuori, anche questa sera farà mattina.